Autore

Il filosofo ottocentesco Ludwig Feurbach, commentando gli scritti del fisiologo suo contemporaneo Jakob Moleschott, affermava: “se volete far migliore il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia.” Quasi due secoli fa, nell’era del tramonto del pensiero idealistico e della nascita di teorie più attente ai bisogni materiali degli individui, appariva già evidente che il cibo non è soltanto una fonte di sostentamento necessaria per la sopravvivenza, ma assume anche valenze e implicazioni di carattere sociale, politico e culturale. 

Questo perché un alimento non è solo un alimento, ma contiene in sé tutta una serie di preziose informazioni in relazione a usi e costumi, ai loro mutamenti, nonché all’evoluzione delle condizioni economiche di una collettività. E per dirla con Roland Barthes, può riassumere e trasmettere una situazione, in quanto è “un vero e proprio segno, cioè l’unità funzionale di una struttura di comunicazione”. È evidente che l’attuale complessità di ritmi e sistemi di vita moltiplica i contenuti della potenziale comunicazione, con il moltiplicarsi di modalità, abitudini e rituali legati all’atto della nutrizione (dal fast-food alla dieta mediterranea, dai tradizionali pranzi festivi alle cene di lavoro, dalla cucina vegetariana e vegana fino alle cosiddette contaminazioni culinarie), tanto da rendere il cibo un messaggio polisemico, fedele riproduttore delle contraddittorie caratteristiche della nostra realtà. Per tutto questo parlare di cibo e di prodotti, e ad un grado di maggiore elaborazione artistica di gastronomia, può essere un’occasione per analizzare in profondità tutti gli aspetti del mondo che ci circonda, sebbene partendo da un punto di vista assolutamente parziale.

Vincenzo Rizzi

Nato a Bari il 22/08/53.

Docente di ruolo di Letteratura Italiana nella scuola superiore dal 1984.
Attualmente docente presso il Liceo Scientifico Scacchi di Bari.

È titolare di una rubrica settimanale sulla ristorazione (“A Tavola”) sul Corriere del Mezzogiorno, inserto Puglia del Corriere Della Sera.

Ha collaborato e collabora con guide gastronomiche regionali e nazionali.

Ha scritto articoli sulla gastronomia e sulle tradizioni pugliesi per diverse riviste specializzate e pubblicazioni turistiche, e ha partecipato ad incontri (tavole rotonde, convegni, gare gastronomiche) relativi al settore dell’enogastronomia. Più volte ha fatto parte di giure gastronomiche regionali e nazionali.

È delegato dell’Accademia Italiana Della Cucina per il territorio di Bari, nonché membro della Consulta nazionale della stessa Accademia.